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Attraverso i suoi film, il cinema può essere ancora il territorio per eccellenza delle scoperte e delle rivelazioni. Per Jia Zhangke il cinema è un modo di registrare una memoria in mutazione, di conservare traccia di ciò che non sarà più. I suoi film ritraggono gente ordinaria, quelli che lui definisce “i non detentori del potere”. Nell’ultima scena di Sanxia haoren / Still Life, un uomo cammina su una corda tra due edifici in demolizione. L’uomo in equilibrio instabile, in continua relazione con qualcosa di più grande di lui, è forse il punto comune dei personaggi dei film di Jia Zhangke. È in momenti come questo che ci rendiamo conto che i suoi film sono fatti di una materia che trascende una specifica geografia fisica o umana. I suoi personaggi provengono dalla regione dello Shanxi, ma le problematiche esistenziali dei suoi film non hanno frontiere e riguardano tutti noi". Il Direttore Marco Müller ha così commentato l’attribuzione del Premio alla Carriera 2014 a Walter Salles: “La personalità più completa e complessa del movimento del cinema glocale è senza dubbio quella del brasiliano Walter Salles. Per (ri)scoprire un’identità, esplorare le inquietudini profonde di un paese enorme e contraddittorio, ha sperimentato modi diversi di risensibilizzazione dello sguardo: così che, partendo dalle radici, potesse infine aprirsi verso l’esterno. film dopo film, ha saputo inventare sempre rinnovate parabole allegoriche a geografia flessibile, costruite sul movimento, la circolazione – in Brasile (A grande arte, Central do Brasil, Abril despedaçado) e in tutto il continente sudamericano (Diarios de motocicleta); in Europa (Terra estrangeira) e negli USA (On the Road). Mostrare una porzione del pianeta è, nel cinema di Salles, innanzi tutto un atto morale. Proprio per questo, la sua idea di cinema transnazionale (mai globalizzato) è stata l’unica in grado di scavalcare nostalgia e feticismo, riuscendo a riunire il “padre” (il cinema novo) tanto con la “nazione perduta” che con il mondo. A Salles non bastava definire un linguaggio nuovo e le modalità produttive che gli corrispondessero. Alle molteplici allusioni culturali e alla sperimentazione industriale di A grande arte (lussuosa opera prima), ha dunque fatto seguire Terra estrangeira e O primeiro dia, importanti piccoli film “resistenti” codiretti con la scenografa Daniela Thomas. Sono due opere percorse da spinte libertarie, non-riconciliate (e non riconciliabili con il neon-realismo allora corrente), che hanno saputo trascrivere le trasformazioni in corso nello spazio politico brasiliano – appartengono rispettivamente al periodo della retomada (la “ripresa” del cinema brasiliano negli anni post-Collor) e a quello immediatamente successivo; spezzando le convenzioni del neo-noir (filone cui dovrebbero appartenere), abbandonando ogni più consueto schema di conflitto e risoluzione, ci mostrano un mondo dove la violenza è sempre in agguato e solo la solidarietà di classe può garantire una fragile protezione. Anche quando il punto di partenza è un materiale naturale di particolare evidenza (nei suoi film le locations diventano spesso personaggi a parte intera), Salles si lascia conquistare dal materiale umano che dirige (in Diarios, il passaggio dal maestoso paesaggio andino alla coppia india, e quello dal Rio delle Amazzoni al lebbrosario, conducono alla scoperta dell’altra faccia di un universo di storie). Forma e tecnica sono al servizio del racconto: il progetto formale, tuttavia, si piega a seguire tanto le strategie narrative che gli incontri, le occasioni sorte al momento delle riprese, così che l’emozione finisce sempre per prevalere sul discorso. Persino quando affronta favela e sertão, vale a dire i luoghi deputati per disvelare l’altra faccia della modernità positivista in Brasile, ne precisa subito il fondo materico e polveroso e si concentra nell’individuare le linee del dolore-amore che lo attraversano. L’universo visivo del cinema di Salles risponde a impulsi divaricati. Da un lato, il tuffo nel realismo e nel cinema testimoniale - il regista lo chiama “revisione del neorealismo attraverso il cinema novo”: in realtà è una reinvenzione-ridefinizione continua, come dimostra Linha de passe (terzo film firmato insieme a Daniela Thomas). Dall’altro, la ricerca dell’astrazione, la sperimentazione attraverso immagini concettuali – sbarre steccati e confini in Abril despedaçado (omaggio a Limite, diretto nel 1930 da Mario Peixoto - “uno dei film più brasiliani e più straordinari” lo ha definito Salles, che ha molto contribuito a salvarlo e restaurarlo); oppure, da Terra estrangeira in poi, quelle della scoperta del mar, l’arrivo sulla riva dell’oceano come metafora della vittoria dell’individuo sulla società (vittoria effimera, ora che l’utopia rivoluzionaria di Glauber Rocha sembra impossibile). Walter Salles si considera un documentarista che realizza lungometraggi di fiction. E che ha ribadito: “pensare il cinema è altrettanto importante che farlo”. Ogni nuovo film viene dunque vivificato dai risultati provvisori di una riflessione mai sopita. Non è difficile constatare, da un’opera all’altra, una progressione logica e poetica; e in parallelo ad essa, l’incessante frequentazione di una grande varietà di referenti testuali e linguaggi artistici (Salles è ben consapevole dei materiali che sceglie e della loro composizione, come dell’immaginario che deve affrontare e manipolare). Non stupirà dunque, in un cineasta che ha dimostrato di aver studiato la lezione dei nuovi realismi (si muove a suo agio tanto nell’universo di Rossellini che in quello di Wenders), l’attenzione sempre più accentuata rivolta al metodo e alla pratica di due contemporanei, Abbas Kiarostami e Jia Zhangke. È la filosofia che il regista brasiliano ha voluto precisare nel nuovissimo Jia Zhangke, un gars de Fenyang, il primo lungometraggio a segnare il suo potente ritorno al cinema documentario”.

Fonte » www.cinemaitaliano.info - 13/10/2014 00:10


[124608] MILANO FF 19 - Intervista a Jerome Walter Gueguen

[124608] MILANO FF 19 - Intervista a Jerome Walter Gueguen | Film UpdateDa dove viene la voglia di raccontare questa storia? Quattro anni fa, appena uscito di scuola, avevo bisogno di viaggiare in Europa e di fare un film in viaggio, un po' sulla linea di Appunti di viaggio su moda e città di Wim Wenders. Avevo bisogno di vedere i miei amici italiani e di incontrare gente. Dovevo anche passare in Serbia per vedere il regista Marin Malesevic. Però mi sono fermato a Ravenna dove abbiamo girato le sequenze sulla spiaggia. Mi sono allora reso conto che non potevo raccontare quello che non conoscevo, e l'unica cosa che stavo conoscendo era come fare un film senza soldi. La struttura molto originale e varia del film è stata decisa tutta in fase di scrittura? Quale è stata la procedura? Sì, la struttura è stata decisa in fase di scrittura. come dice lo sceneggiatore, Simone Olla, ci siamo raccontati il film. Ci sono state lunghe conversazioni prima di scrivere e mentre scrivevamo abbiamo rispettato una narrazione molto classica in cui ogni personaggio ha i suoi obiettivi che si scontrano con gli obiettivi di altri. Una volta che abbiamo ottenuto una storia interessante abbiamo girato e riscritto e girato e scritto di nuovo, e anche in montaggio abbiamo riscritto e girato ancora, ci siamo lasciati ispirare dal mondo che ci circondava senza mai chiudere il film in se stesso. Faccio del cinema per essere in contatto con il mondo e scoprirne le bellezze e confrontarmi con le sue assurdità. Non lo faccio per stare in studio e non parlare con nessuno. Per me fare un film è mettersi continuamente in dubbio e distruggere i pregiudizi. Nel film cita Petri, è lui la principale fonte di ispirazione? Cosa ama del suo cinema? Altri modelli a cui si è ispirato? Adoro il cinema di Petri, e rivedendo La Classe Operaia Va in Paradiso ho voluto rendergli omaggio citandolo in diversi momenti del film. L'ultima sequenza delle Sedie di Dio è girata con le stesse inquadrature della prima sequenza del film di Petri, quando gli operai entrano in fabbrica. Però ci sono alcune cose che cambiano da una versione all'altra… ve le lascio scoprire! Amo e ho studiato il cinema italiano. Amo Petri ma le influenze sono molte, in particolare Fellini per i suoi sogni, Moretti per i suoi baffi... ovviamente sono in tanti ad avermi influenzato, da Chaplin al cinema coreano di oggi. A livello tecnico come avete lavorato? È stato soprattutto un grande lavoro di coordinazione tra tempo, spazio, persone e soldi. Non abbiamo lavorato classicamente nel senso che non abbiamo piegato la realtà affinché venisse incontro alle nostre esigenze ma ci siamo adattati alla realtà traendone forza. Qual è il prossimo futuro de "Le sedie di dio"? Avrà una distribuzione anche in Francia? Abbiamo appena concluso Le Sedie di Dio. Dopo il Milano film Festival speriamo che parteciperà a molti altri festival. Abbiamo già avuto alcune proposte di distribuzione in Italia e in Francia ma per ora niente di ufficiale. Speriamo bene! Prossimi progetti? Ho appena finito di girare un cortometraggio dove aiuto mia nonna di 97 anni a suicidarsi. È la mia attrice preferita perché non sai mai cosa può inventare. Adesso siamo in fase di post-produzione. A Bologna la Caucaso Factory è in continua produzione, stanno finendo un nuovo lungometraggio diretto da Enrico Masi e montato da Giuseppe Petruzzellis. Sto anche scrivendo un film che gireremo a Genova. Questa volta racconteremo il bisogno di avventura nella vita monotona di tutti giorni, di tutti noi. Invece di girare il mondo come nelle Sedie di Dio, sarà il mondo a girare a Genova. Sarà con la stessa troupe. Voglio continuare a fare film con la gente che amo.

Fonte » www.cinemaitaliano.info - 16/09/2014 00:09


[123038] Le sedie di Dio di Jérôme Walter Gueguen al Milano Film Festival 2014

Le Sedie Di Dio - Trailer from Jérôme Walter Gueguen on Vimeo. Il Milano film Festival 2014 si prepara a parlare dell?industria del cinema con “Le sedie di[...]

Fonte » www.cineblog.it - 09/09/2014 00:11


[118884] Sanremo 2015, Carlo Conti: Riferimento è Pippo Baudo. Non classiche canzoni da Festival, ci deve essere di tutto

Carlo Conti ha rilasciato una nuova intervista a pochi giorni dall’inizio della stagione televisiva più importante per la sua carriera. In vacanza fino al 30 settembre, il conduttore[...]

Fonte » www.tvblog.it - 21/08/2014 00:11


[114673] Walter Scharf

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Fonte » www.imdb.com - 02/08/2014 00:09


[112924] Walter Brennan

In 1894, Walter Brennan was born on this date in Lynn, Massachusetts, USA.

Fonte » www.imdb.com - 26/07/2014 00:09


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